Orto Botanico (PD) - 2012

Le nuove serre dell'Orto Botanico di Padova all'insegna di tecnologia e innovazione.

Il più antico orto botanico universitario del mondo (fondato nel 1585) si innova. Tecnologia, ingegno e un team di aziende che hanno reso realtà l'ambizioso progetto: un mix di architettura avveniristica, app, greentech e laboratori di ricerca.

 

L'edificio che ospita le nuove cinque serre si presenta come un unico piano di vetro, lungo 100 metri e alto 18, grazie alla messa a punto di un nuovo sistema di fissaggio delle lastre che non prevede profili esterni. I pannelli di vetro sono stati fissati con speciali tasselli Fischer, gli FZP-G, che non prevedono forature passanti. La superficie dedicata alle piante passa così da 22mila a 37mila metri quadrati.

L’architettura, di forte impatto visivo, si posiziona in un contesto di altissimo valore storico, collegando visivamente il complesso di Santa Giustina e Sant'Antonio, e reinterpretando le regole compositive dell’impostazione cinquecentesca dell’antico Hortus cintus.

La suggestione offerta ai visitatori è amplificata da specchi d'acqua, laghetti tropicali e cascate; elemento che è il leitmotif del Giardino della biodiversità.

Il nuovo edificio si è guadagnato il soprannome di “Giardino delle meraviglie” non solo per la sua maestosa bellezza ma anche per il grado di innovazione. E' stato concepito come una grande foglia che respira, che produce ossigeno, che si apre e si chiude per regolare la sua temperatura. Una app rileva e interpreta i valori di ossigenazione e temperatura delle piante e crea il clima corretto. Un edificio a impatto zero sull'ambiente, che purifica l'aria e ottimizza le risorse dato che forma, articolazione degli spazi e materiali sono ottimizzati per sfruttare al massimo l’apporto dell’energia solare, recuperare le acque piovane e garantire l’autosufficienza energetica e idrica. Anche l'inquinamento atmosferico è considerevolmente abbattuto da una nanotecnologia applicata sulle superfici interne ed esterne. I pannelli opachi sono rivestiti con un composto fotocatalitico che sfrutta i raggi ultravioletti per dar luogo a una reazione chimica (si stimano150 metri cubi per metro quadro ripuliti dagli agenti inquinanti ogni giorno). 

 

 

Presentazione Progetto ZAI
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